La misura di un uomo

Dicembre 21, 2006

Non è il critico che conta, non l’uomo che indica perché il forte cade, o dove il realizzatore poteva far meglio. Il merito appartiene all’uomo che è nell’arena; il cui viso è segnato dalla polvere e dal sudore; che lotta coraggiosamente; che sbaglia e può cadere ancora, perché non c’è conquista senza errore o debolezze, ma che veramente lotta per realizzare; che conosce il grande entusiasmo e la grande fede; che si adopera per una nobile causa, che tutt’al più conosce alla fine il trionfo delle alte mete, e che nel peggiore dei casi, se fallisce, cade almeno gloriosamente, cosicché il suo posto non sarà mai vicino alle anime pavide e paurose che non conoscono ne la vittoria ne la sconfitta.
Theodore Roosevelt

I bambini imparano ciò che vivono.

Se un bambino vive nella critica impara a condannare.

Se un bambino vive nell’ostilità impara ad aggredire.

Se un bambino vive nell’ironia impara ad essere timido.

Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.

Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.

Se un bambino vive nell’incoraggiamento impara ad avere fiducia.

Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.

Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.

Se un bambino vive nell’approvazione impara ad accettarsi.

Se un bambino vive nell’accettazione e nell’amicizia impara a trovare l’amore nel mondo.

Doret’s Law Nolte

Lentamente muore

Novembre 14, 2006

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

(P. Neruda)

La nostra paura più grande

Novembre 14, 2006

La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati.
La nostra paura più grande è che noi siamo potenti al di là di ogni misura.
E’ la nostra luce, non il nostro buio ciò che ci spaventa.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, magnifico, pieno di talento, favoloso?”.
In realtà, chi sei tu per non esserlo? Tu sei un figlio dell’Universo.
Il tuo giocare a sminuirti non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nel rimpicciolirsi in modo che gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Noi siamo fatti per risplendere come fanno i bambini.
Noi siamo fatti per rendere manifesta la gloria dell’universo che è in noi.
Non solo in alcuni di noi, è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, noi, inconsciamente,
diamo alle altre persone il permesso di fare la stessa cosa.
Quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.

Nelson Mandela

1. Fai conto che l’amore grande e i successi grandi richiedono anche grandi rischi.

2. Quando perdi, non perdere la lezione.

3. Segui le tre “R”: Rispetto per se’, Rispetto per gli altri, Responsabilità per tutte le tue azioni.

4. Ricordati che il non ottenere quello che vuoi delle volte può essere in realtà un colpo di fortuna.

5. Impara bene le regole di modo che così le sai infrangere nel modo giusto.

6. Non permettere ad una piccola disputa di distruggere una grande amicizia.

7. Quando ti rendi conto di aver sbagliato, fai subito il necessario per correggerlo.

8. Passa del tempo in solitudine.

9. Apri le braccia ai cambiamenti, ma non lasciar perdere i tuoi valori.

10. Ricordati che delle volte il silenzio e’ la risposta migliore.

11. Vivi una buona vita onorevole. Cosi’ quando sarai vecchio e te la riguardi, potrai rigoderla una seconda volta.

12. Un’atmosfera di amore in casa tua e’ la fondazione della tua vita.
Fai tutto il possibile per creare una casa tranquilla ed armoniosa.

13. Quando sei in disaccordo coi tuoi cari, tratta solo la situazione attuale. Non tirare fuori anche il passato.

14. Condividi la tua conoscenza. E’ un modo per arrivare all’immortalità.

15. Siate gentili con la Terra.

16. Una volta l’anno, vai da qualche parte dove non sei mai stato.

17. Ricordati che il rapporto migliore e’ quello in cui l’amore di uno per l’altro e’ superiore al bisogno di uno dell’altro.

18. Giudica il tuo successo da quello a cui hai dovuto rinunciare per raggiungerlo.

19. Chiama tua madre.

20. Affronta l’amore e il cucinare con totale abbandono.

Dalai Lama – messaggio per il nuovo millennio -

di Giuseppe Zanghi 

Ecco, sta per iniziare una giornata di formazione manageriale. Naturalmente parliamo di formazione outdoor: processo formativo che si svolge all’aperto, a contatto con la natura, in cui i partecipanti vivono un’esperienza pratica che, attraverso delle emozioni, stimoli l’apprendimento. Oggi sono sempre più numerose le aziende che progettano la formazione dei propri manager sfruttando questo processo formativo: un’esperienza vissuta sul campo con i propri colleghi che aggreghi il gruppo e, attraverso le emozioni e le azioni, inneschi dinamiche di apprendimento, disponibilità al cambiamento, capacità di mettersi in gioco i cui effetti abbiano una ricaduta positiva nella vita dell’azienda.
Questo tipo di attività trova le sue origini addirittura prima della seconda guerra mondiale, quando nei paesi anglosassoni si diffondeva progressivamente la convinzione che imparare dall’esperienza fosse più efficace che farlo solo dalla teoria.
In Italia l’outdoor comincia ad affacciarsi agli inizi degli anni ’90, dopo qualche timida apparizione negli anni ’80. Oggi l’outdoor non è praticato solo in barca a vela, ma anche attraverso esperienze di orieteering, rafting, building, torrentismo, esperienze artistiche nel campo musicale o della recitazione. Ma la vela, per il contatto con gli elementi naturali e la vita di bordo, sembra essere la più funzionale per la formazione aziendale. In effetti la barca rappresenta la perfetta metafora dell’organizzazione aziendale, in cui ci sono degli obiettivi da raggiungere, ruoli e compiti da attribuire, imprevisti ed emergenze da affrontare, in cui ogni azione ha un’immediata ricaduta sul gruppo (dalla gestione della vita di bordo alle manovre da effettuare in sincronia).
Gli obiettivi didattici perseguibili possono variare incidendo semplicemente sull’organizzazione dell’evento: teambuilding, comunicazione, ricerca e mantenimento della performance, leadership.
Ma perché questo tipo di formazione sia realmente efficace, due fattori sono imprescindibili. Da un lato è fondamentale la presenza di persone qualificate dal punto di vista sia della formazione velica che della formazione manageriale. Dall’altro che si ponga la dovuta attenzione agli aspetti di progettazione ed organizzazione dell’evento, in modo che gli obiettivi siano ben esplicitati e condivisi e l’organizzazione sia funzionale sia sotto il profilo didattico che logistico. Altrimenti si rischia varcare la sottile linea di confine tra formazione outdoor ed incentive per il management.